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Da una porta a vetri del cortile d’onore
si entra in un vasto salone denominato Sala degli Affreschi. Sopra all’ingresso
è possibile vedere il primo stemma della Provincia di Milano che risale
alla fine dell’Ottocento: è un emblema araldico in pietra esattamente
uguale allo stemma del Comune di Milano – la croce rossa in campo bianco
o argento – sormontato però dalla corona ferrea con due fronde di quercia
e di alloro, caratteristica questa comune a tutti gli stemmi delle Province
italiane. Ci troviamo in un ambiente rimaneggiato più volte nel corso
dei secoli dai vari proprietari del Palazzo. In effetti quando la Provincia
di Milano acquistò Palazzo Isimbardi esisteva solo un andito di passaggio
tra il cortile ed il giardino, percorso anche dalle carrozze che proseguivano
poi verso le scuderie situate all’ala destra del giardino. Il suo nome
attuale, Sala degli Affreschi, deriva dal fatto che nel 1941 - dopo vari
lavori di restauro che videro tra gli altri la collocazione del nuovo
ingresso allo scalone d’onore al centro della parte ovest della sala -
vi furono collocati sei grandi affreschi provenienti da una villa situata
nel territorio del comune di Vaprio d’Adda, abitazione che nel ‘600 era
appartenuta al cardinale Cesare Monti, Arcivescovo di Milano. Essendo
questa villa ormai in stato di abbandono e temendo per la sorte degli
affreschi, questi ultimi furono trasferiti su tela e rimontati nella loro
incorniciatura originale – a cura del restauratore Archimede Albertazzi
– e collocati quindi nella sala che da essi prese il nome. Tutta la sistemazione
della Sala fu studiata allo scopo di valorizzare il ciclo di affreschi:
il soffitto con travi a vista, il pavimento, l’apparato decorativo, il
sistema di illuminazione. Purtroppo i bombardamenti su Milano del 1943
colpirono anche questa parte del Palazzo distruggendo tre degli affreschi
(“La partenza”, “La battaglia” e “L’invocazione al sole d’arrestarsi”)
risalenti alla prima metà del XVII secolo ed attribuiti alla scuola del
pittore varesino Pierfilippo Mazzucchelli, soprannominato il Morazzone
dal nome della contrada nei pressi di Varese dove era nato. Entrando in
questa sala – disposte sulla parte verso il cortile d’onore - è ora possibile
vedere due di queste opere ispirate al Libro dei Re della Bibbia e denominate
“La Vittoria” e “La resa dei Re vinti” mentre il terzo affresco superstite
– “Il Sacrificio di ringraziamento” - è ora collocato in una stanza accanto.
I pochi arredi presenti nella sala sono il frutto di acquisti fatti dalla
Provincia di Milano in galleria d’arte: si tratta di mobili del ‘600,
provenienti da sacrestie di chiese. Possiamo anche ammirare ad una parete
un prezioso arazzo fiammingo del Seicento raffigurante la conversione
al cristianesimo dell’Imperatore romano Costantino il Grande. E’doveroso
precisare la Provincia di Milano quando acquistò il Palazzo per farne
la propria sede di rappresentanza, lo trovò completamente spoglio di arredi.
Questa la motivazione dei numerosi acquisti effettuati in gallerie d’arte:
riarredare con mobili e suppellettili di pregio la nuova sede dell’Amministrazione.
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